Questo blog nasce per raccogliere testi e documenti sulla lotta anti-imperialista. Non più solo del mondo arabo ed islamico, ma di tutti i movimenti che lottano contro lo sradicamento, la perdita dell'identità, il mondialismo. Per la Tradizione, la Patria e l'Indipendenza!
Il libro di Losurdo lo abbiamo letto e non ci ha 'entusiasmato' (troppi gli ammiccamenti ad un certo mondo sionista...), ma ne abbiamo apprezzato il non fermarsi davanti ai "limiti", ai "dogmi" del politicamente corretto.
Ma sono soprattutto le destanilizzazioni di una sinistra senza idee e senza identità a disgustarci!
Che tutto questo sia "accaduto" a cavallo della c.d. "Liberazione", beh...non ci sorprende.
I "mostri sistemici" si sono ormai accorti che il "solo" antifascismo non paga più (basta fare un giro nelle milioni di celebrazioni borghesoidi e conformiste di questi giorni).
Bisogna aggiungere un nuovo mostro:
Giuseppe Stalin!
Antifascisti contro Anticomunisti...
e allo stesso tempo: Stalin = Hitler.
Per molti un "paradigma di potere"...per noi una 'fascinazione'.
Sabotaggio
Sul caso Losurdo/Liberazione - 23/04/2009
Una lettera di personalità e intellettuali italiani e stranieri, non pubblicata da Liberazione
«E' ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo sulla Rivoluzione Francese» (Zhou Enlai)
Il 10 aprile il quotidiano "Liberazione" pubblica una
IL CASO LOSURDO – " LIBERAZIONE"
"Liberazione" pubblica (lo scorso 10 Aprile) una recensione al libro di Domenico Losurdo su Stalin e il direttore si prende i rimproveri della propria stessa redazione. Intervengono a più riprese i giornalisti, il direttore, il recensore e anche altre persone non direttamente coinvolte. L'unico a non poter intervenire sulle pagine di "Liberazione" è proprio l'autore del libro, che è, in ultima istanza, il vero bersaglio di questa polemica.
Ed è un peccato (oltre che una censura grave e inaccettabile) , perché questo dibattito - oltre a mettere in evidenza i danni devastanti che certe impostazioni liquidatorie e semplicistiche della storia del ‘900 hanno avuto sul piano culturale - solleva alcune questioni molto rilevanti.
La prima è di natura epistemologica e riguarda i compiti e il metodo della storiografia. E' legittimo storicizzare ogni evento e indagare senza fermarsi davanti a nulla oppure ci sono dei territori della storia che sono per loro natura ineffabili e sui quali bisogna limitarsi a confermare l'opinione comune o addirittura i dogmi sanciti da un Comitato Politico Nazionale? E ancora: cosa significa giustificazionismo e che rapporto c'è tra comprensione della realtà in termini storico-materialist ici e apologia di questa realtà stessa? Si tratta della stessa cosa?
La seconda questione riguarda le forme di coscienza oggi diffuse nel movimento comunista e tra gli stessi quadri dirigenti di questo movimento. Qui, quel grandioso e faticoso processo culturale che nel corso di oltre un secolo era riuscito a costruire una visione del mondo autonoma rispetto alle idee dominanti (che sono sempre quelle delle classi dominanti) sembra essere del tutto naufragato. Gran parte degli stessi comunisti - e persino degli intellettuali che al comunismo si richiamano - pensano e nominano oggi il mondo con le parole e le idee dell'avversario e non esitano perciò a ribadirne i luoghi comuni.
La terza questione è più elementare e riguarda la libertà di ricerca e di espressione. Sono libertà minime, che vengono però di fatto azzerate da chi del cosiddetto "stalinismo" sembra aver ereditato soltanto la parte peggiore.
La lettera rifiutata da "Liberazione"
giovedì 16 aprile 2009
Ma almeno lo hanno letto?
Un gruppo di redattori di «Liberazione» inserisce un mio libro nell'Indice dei libri proibiti, senza neppure averlo letto! Senza apportare alcuna prova, ma sulla base solo di una sua (avventurosa) supposizione, Bonanni mi accusa di aver giustificato «molti anni fa» - ma non ha un suono sinistro questa formulazione? - la distruzione dei «monasteri tibetani» a opera delle «Guardie Rosse». In realtà, come risulta dai miei scritti, considero tale distruzione (alla quale hanno partecipato anche Guardie Rosse tibetane) come una delle pagine più nere della Rivoluzione Culturale, una pagina fortunatamente superata dalla successiva evoluzione della Cina, che ha restituito al loro antico splendore i monasteri devastati. Della mostra rievocata da Bonanni ho criticato piuttosto la trasfigurazione del Tibet lamaista, di una società che condannava la stragrande maggioranza della popolazione alla schiavitù, al servaggio e a una morte assai precoce: «l'età media dei tibetani è di trent'anni» - riferisce Harrer, istruttore e amico del Dalai Lama. Abbellire questa società e tacere sulle sue infamie: in questo caso chi sono i «negazionisti» ?
Dino Greco e Guido Liguori mi rimproverano invece uno «storicismo giustificatorio» . E' una critica ovviamente legittima, ma è fondata? A proposito di Katyn, il mio libro parla di «crimine» e precisa che questo crimine è «ingiustificabile» (p. 259). Si aggiunge soltanto che gli Usa non possono ergersi a maestri di moralità per il fatto che, nel corso della guerra di Corea, si sono resi responsabili di una Katyn su scala più larga. E' lecito smascherare l'ipocrisia dei vincitori?
Più in generale, dopo aver sottolineato l'influenza dello stato d'eccezione nella tragedia della Russia sovietica, il mio libro osserva che «indubbio è anche il ruolo svolto dall'ideologia» e dai «ceti intellettuali e politici» espressi dal bolscevismo (pp. 104-5). Solo che l'ideologia da me presa di mira è l'«utopia astratta», e cioè l'attesa messianica del dileguare dello Stato, della religione, della nazione, del mercato, della moneta (si pensi al peso funesto che la pretesa di cancellare ogni forma di mercato e di circolazione della moneta ha avuto nella Cambogia di Pol Pot). Liguori difende invece l'utopia da me criticata in quanto «astratta» e prende di mira altri bersagli, ma non spiega perché il mio approccio critico dovrebbe essere più «giustificatorio» del suo.
In realtà, viene agitata contro di me una categoria di cui non è mai chiarito il senso. Gramsci «giustifica» il giacobinismo; su «il manifesto» e su «Liberazione» spesso è stata «giustificata» la Rivoluzione culturale: darebbe prova di dogmatismo chi, senza entrare nel merito dei capitoli di storia di volta in volta discussi, attribuisse a se stesso lo storicismo autentico e lo «storicismo giustificatorio» a coloro che non sono d'accordo con lui!
Certo, il mio libro respinge l'immagine di Stalin oggi propagandata sui grandi mezzi di informazione, ma questa immagine è ben diversa a sua volta da quella che emerge dalle grandi opere della cultura occidentale. Per fare solo un esempio, secondo il grande storico inglese A. Toynbee, a rendere possibile Stalingrado e la disfatta inflitta alla barbarie nazista fu il percorso compiuto dall'Urss «dal 1928 al 1941».
Restano fermi gli angosciosi dilemmi morali che caratterizzano le grandi crisi storiche. Ma essi non si pongono solo per l'Urss di Stalin. Vediamo in che modo un eminente filosofo statunitense, M. Walzer, giustifica i bombardamenti terroristici degli angloamericani nel corso della seconda guerra mondiale, pur riconoscendone il carattere criminale: il pericolo di trionfo del Terzo Reich determina un'«emergenza suprema», uno «stato di necessità»; ebbene, occorre prendere atto che «la necessità non conosce regole». Certo, bombardamenti che mirano a uccidere e terrorizzare la popolazione civile del paese nemico sono un crimine, e tuttavia: «Oso dire che la nostra storia verrebbe cancellata, e il nostro futuro compromesso, se non accettassi di assumermi il peso della criminalità qui e ora»; i dirigenti di un paese «possono sacrificare se stessi al fine di difendere la legge morale, ma non possono sacrificare i propri connazionali» . Walzer è citato con favore e spesso intervistato su «il manifesto»: perché, nella loro campagna contro lo «storicismo giustificatorio» , i miei critici non se la prendono in primo luogo con il filosofo statunitense?
Come ricorda il mio libro, nel 1929 Goebbels individua in Trotskij colui che «forse sulla sua coscienza ha il numero di crimini più alto che mai abbia pesato su un uomo» (p. 231); più tardi, nell'ideologia dominante Stalin diventa il mostro gemello di Hitler, mentre oggi riscuote un enorme successo il libro (di Chang e Halliday) che bolla Mao Zedong come il più grande criminale di tutti i tempi! E basta leggere la stampa statunitense per rendersi conto che analoghi capi d'accusa vengono costruiti nei confronti di Tito, Ho Chi Minh, Castro ecc. Per essere al riparo dall'accusa di «negazionismo» ovvero di «storicismo giustificatorio» dovremmo sottoscrivere questi «bilanci»? E' contestando la criminalizzazione della storia del movimento comunista nel suo complesso, ma sviluppando al tempo stesso una doverosa riflessione autocritica a proposito sia dell'Urss che della Cina e dell'Indocina, che io ho scritto Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.
Domenico Losurdo
''l'impero deve sapere che la nostra patria puo' anche essere ridotta in polvere,
ma i diritti sovrani del popolo cubano non saranno mai negoziabili''
(Fidel Castro, 5 dicembre 2008)
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Strane riconciliazioni e... Antifascisteria |
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"Il ventesimo secolo non finirà senza assistere a strane riconciliazioni" |
Il proclama con cui il gruppo Kampfgemainschaft revolutionärer Nationalsozialisten di Otto Strasser comunicò la sua rottura con il partito nazista di Hitler.
Fu pubblicato su Nationaler Sozialist il 4 luglio 1930

LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!
KIM IL SUNG
Intervista all’Unità,
organo del Partito Comunista Italiano,
2 aprile 1974
Domanda: Poco più di un anno addietro, grandi speranze erano state sollevate
dall'annuncio di un accordo fra le due parti della Corea per la riunificazione pacifica del
paese, al di fuori di ogni ingerenza straniera. Ma da allora, si ha l'impressione che nuovi
ostacoli siano sorti su questo cammino.
Potete direi quali siano queste difficoltà e come potrebbero essere superate?
Risposta: Nel 1972, quale esito del dialogo ingaggiato fra il Nord e il Sud, fu resa di
pubblico dominio, nel nostro paese, la Dichiarazione congiunta del Nord e del Sud, che
consisteva essenzialmente nei tre principi formulati dal nostro partito: indipendenza,
riunificazione pacifica e grande unione nazionale. Si trattò di un grande progresso nella
lotta del nostro popolo per la riunificazione indipendente e pacifica della patria. Ne furono
rallegrati non soltanto il popolo del Nord e del sud della Corea, ma anche i popoli del
mondo intero, che salutarono calorosamente quella dichiarazione.
Dopo la sua pubblicazione, noi abbiamo fatto tutto quanto era in noi per tradurre in
pratica la dichiarazione ed affrettare il più possibile la riunificazione della patria, ma i
nostri sforzi si sono scontrati con gravi ostacoli, determinati dalle manovre degli
scissionisti, interni ed esterni, desiderosi di perpetuare la divisione della nostra nazione.
All'indomani della firma della Dichiarazione congiunta del Nord e del Sud, le autorità sudcoreane,
spinte dall'imperialismo americano, la stracciarono, sostenendo che si trattava
soltanto di un foglio di carta del quale non ci si poteva fidare. Successivamente, essi si
abbandonarono ad atti diametralmente contrari ai principi della Dichiarazione congiunta e
rifiutarono tutte le proposte ragionevoli da noi avanzate al fine di accelerare la
riunificazione della patria. Infine, nel giugno scorso, esse proclamarono a tutto il mondo la
loro «politica », intesa a congelare e perpetuare la divisione nazionale. Esse preconizzano
l'adesione separata della Corea del sud e della Corea del nord alle Nazioni Unite; in realtà
esse vogliono, in questo modo, congelare la divisione della nazione e lasciare il nostro
paese diviso in due per sempre.
Le manovre di divisione nazionale messe in atto dalle autorità sudcoreane sono la
conseguenza della politica delle «due Coree» perseguita dall'imperialismo americano.
Quest'ultimo, quando ha constatato la impossibilità di realizzare i suoi piani di aggressione
contro la metà settentrionale della repubblica e di trasformazione dell'intera Corea in una
sua colonia, ha fatto ricorso alla politica delle «due Coree», con il fine occulto di continuare
a tenere sotto il suo controllo almeno la Corea del sud. In occasione dell'Assemblea
generale dell'ONU, riunitasi l'anno scorso, gli imperialisti americani, d'intesa con i loro
seguaci, hanno messo in opera tutti gli stratagemmi possibili per far approvare il loro
«progetto di risoluzione» relativo alla creazione di «due Coree».
I più attivi seguaci dell'imperialismo americano in questa manovra delle «due Coree» sono
i militaristi giapponesi, i quali, mentre intensificano le loro mene aggressive contro la
Corea del sud, sostengono attivamente, in aperta collusione con l'imperialismo americano,
il complotto volto alla fabbricazione delle «due Coree». Non è certamente a caso che una
rivista giapponese ha scritto recentemente che «la politica delle "due Coree" è una
commedia che recita il governo Pak Jeung Hi secondo la regia e sotto la sorveglianza degli
Stati Uniti e grazie alla messa in scena del Giappone».
Noi riteniamo che il sicuro cammino verso la soluzione del problema della riunificazione
del nostro paese potrà essere intrapreso soltanto quando saranno sventate le manovre per
la creazione di «due Coree», perseguite dagli imperialisti americani, dai militaristi
giapponesi e dalle autorità sudcoreane, e quando sarà posto termine ad ogni ingerenza
straniera nel problema coreano.
Il Partito del lavoro di Corea e il governo della repubblica si oppongono recisamente ad
ogni tentativo di congelare e perpetuare la divisione del nostro paese e respingono con
fermezza ogni ingerenza straniera negli affari interni del nostro paese.
L'Assemblea generale dell'ONU dello scorso anno, alla quale ha presenziato per la prima
volta nella storia un rappresentante della Repubblica popolare democratica di Corea,
sventando la manovra delle «due Coree» perseguita dall'imperialismo americano e dai suoi
servi, ha sostenuto i tre principi per la riunificazione della patria indicati nella
Dichiarazione congiunta del Nord e del Sud e ha deciso di sciogliere senza indugio la
«Commissione dell'ONU per l'unificazione e la ricostruzione della Corea », che era uno
strumento dell'ingerenza dell'imperialismo americano nei nostri affari interni. Si è trattato
di una misura meritevole del nostro apprezzamento che contribuisce alla creazione di una
situazione favorevole per il regolamento del problema della riunificazione del nostro paese,
e di una grande vittoria della linea di condotta del nostro partito per la riunificazione
pacifica e indipendente.
Il Partito del Lavoro di Corea e il governo della repubblica continueranno anche in futuro a
fare quanto è possibile per mandare interamente a vuoto tutti i tentativi di perpetuare la
divisione della nostra nazione e per accelerare ulteriormente la riunificazione indipendente
e pacifica della patria.
In primo luogo, noi lotteremo con forza per togliere il casco delle «Forze delle Nazioni
Unite» alle truppe d'aggressione dell'imperialismo americano dislocate nella Corea del
sud, che costituiscono il principale ostacolo alla soluzione del problema della riunificazione
della Corea, e per obbligarle a ritirarsi. Allo stesso tempo, conformemente ai principi
contenuti nella Dichiarazione congiunta del Nord e del Sud, ci adopereremo per portare
avanti il dialogo e per realizzare la cooperazione e una politica di scambi multiformi fra il
Nord e il Sud.
Per far progredire il dialogo avviato fra il Nord e il Sud, le autorità sudcoreane devono
astenersi da ogni atto che sia in contrasto con i principi della Dichiarazione congiunta del
Nord e del Sud. E tuttavia, esse non cessano ancora aggi di perseguire i loro tentativi volti a
perpetuare la divisione nazionale e la loro politica di ricorso alle forze straniere, ed inoltre
esercitano una crudele repressione contro le personalità democratiche ed i giovani studenti
patriottici sudcoreani che rivendicano la riunificazione della patria e la democrazia. Queste
azioni delle autorità sudcoreane costituiscono attualmente il principale ostacolo al dialogo
avviato fra il Nord e il Sud.
Se le autorità sudcoreane rinunceranno alle loro posizioni scissionistiche, rispetteranno la
Dichiarazione congiunta del Nord e del Sud e si adopereranno sinceramente per la sua
realizzazione, allora il dialogo fra il Nord e il Sud progredirà con successo.
Se le autorità sudcoreane continueranno a disconoscere la Dichiarazione congiunta del
Nord e del Sud e ad agire contro di essa, il popolo non le perdonerà. I giovani studenti e la
popolazione della Corea del sud - indignati per la politica di tirannia fascista praticata
sempre più apertamente dalle autorità sudcoreane e per le loro manovre tese a perpetuare
la divisione nazionale e la loro politica di asservimento nei confronti del Giappone - si sono
ribellati contro il «governo» e il fascismo e reclamano la democratizzazione. Essi
combattono coraggiosamente da parecchi mesi portando avanti queste parole d'ordine:
«Abbasso il regime di Pak», «Vogliamo la democrazia», «Basta con l'asservimento al
Giappone». A buon diritto essi si battono contro coloro che tradiscono la nazione ed
opprimono il popolo appoggiandosi alle forze straniere.
I giovani studenti e la popolazione della Corea del sud usciranno certamente vittoriosi
dalla loro giusta lotta patriottica e la grandiosa opera di riunificazione della patria non
mancherà di essere realizzata dalle forze unite dell'intero popolo coreano.
Domanda: Voi vivete al centro di una regione del mondo che ha conosciuto nell'ultimo
quarto di secolo due guerre lunghe e sanguinose, ma dove l'imperialismo ha subito anche
delle pesanti sconfitte, grazie alla lotta eroica dei popoli della Corea e del Vietnam. Come
valutate le prospettive in questa parte del mondo all'indomani della brillante vittoria del
popolo vietnamita e alla luce dei più recenti sviluppi delle relazioni internazionali, a
livello mondiale?
Risposta: In Asia, nel corso del periodo indicato, la lotta dei popoli contro le aggressioni e
gli interventi dell'imperialismo si è dimostrata più accanita che in qualsiasi altra regione ed
ha inflitto agli imperialisti dei colpi cocenti.
Gli imperialisti americani avevano cominciato a perdere terreno in seguito alla pesante
sconfitta sia politica che militare, subita nella guerra di Corea; battuti una seconda volta
nella guerra del Vietnam, essi si sono visti profondamente invischiati nel fango della loro
rovina. Attualmente, essi passano da uno scacco all'altro in Cambogia e si vedono vinti e
respinti in tutta l'Asia.
Tutto ciò dimostra che, nel periodo in questione, la situazione in Asia si è evoluta a
vantaggio dei popoli asiatici e che gli americani hanno subito nel continente una sconfitta
bruciante.
Tuttavia, gli imperialisti americani non cessano di perseguire le loro mire aggressive
contro i paesi asiatici e cercano in ogni modo di trarsi d'impaccio. Essi cercano
perfidamente, in base a quella che chiamano la «dottrina Nixon», di mettere gli asiatici
contro gli asiatici e si servono a tale scopo dei paesi loro satelliti e dei loro fantocci in Asia.
A loro volta i militaristi giapponesi, appoggiati attivamente dall'imperialismo americano,
intensificano la loro penetrazione in numerosi paesi asiatici, al fine di realizzare oltremare
le loro ambizioni espansionistiche.
Ma le mire aggressive degli imperialisti americani e dei militaristi giapponesi contro i Paesi
asiatici non potranno mai realizzarsi. lo credo che, nel futuro, la situazione generale in Asia
si svilupperà sempre più a favore dei popoli asiatici.
In Asia vi sono molti paesi in lotta dove sono in corso rivoluzioni. I popoli rivoluzionari
dell'Asia sono saldamente uniti in un fronte comune contro l'aggressione e l'intervento
degli imperialisti. La lunga lotta condotta contro il colonialismo e il neocolonialismo ha
risvegliato ed agguerrito i popoli dell'Asia.
Oggi la rivendicazione dell'indipendenza cresce vigorosamente in tutte le regioni dell'Asia e
la tendenza alla lotta contro l'imperialismo americano e il militarismo giapponese
guadagna rapidamente di ampiezza. La lotta dei popoli dell'Asia finirà, in breve, con la
completa cacciata degli imperialisti americani dall'Asia e con il fallimento delle manovre
aggressive dei militaristi giapponesi.
Certo, è possibile che nell'avvenire gli imperialisti americani ricorrano a stratagemmi
ancora più subdoli per modificare il loro modo di agire in Asia. Ma, quale che possano
essere questi metodi, i popoli rivoluzionari dell'Asia resteranno saldi fino in fondo nella
loro posizione antimperialista, e l'avvenire dell'Asia sarà deciso dagli stessi popoli asiatici,
padroni del loro continente.
I popoli dell'Asia edificheranno un'Asia del tutto liberata dall'imperialismo, senza
sfruttamento né oppressione, un'Asia nuova, indipendente e prospera.
Domanda: Il Partito del Lavoro di Corea ha sempre occupato un posto di tutto rispetto
nel movimento comunista internazionale e ha dato con contributo importante alla lotta
antimperialista nel mondo. Vorremmo domandarvi come valutate, alla luce delle vostre
esperienze, le prospettive della lotta per la pace, contro l'imperialismo, nell'attuale
periodo storico ed il ruolo che il movimento operaio e comunista internazionale è
chiamato a svolgere in questa lotta.
Risposta: Come voi ben sapete, attualmente sulla scena internazionale si afferma sempre
più di frequente che l'epoca attuale è caratterizzata dal passaggio dalla guerra fredda e dal
confronto alla coesistenza pacifica e alla cooperazione. Il nostro popolo, per quel che lo
riguarda, desidera unanimemente la pace, e una pace stabile. Ma il popolo coreano è
convinto che la pace non si otterrà mediante sollecitazioni all'indirizzo degli imperialisti e
che essa sarà realizzabile solo mediante una lotta tenace contro di loro.
Più la loro situazione si fa difficile, pili gli imperialisti ricorrono subdolamente alla tattica
del doppio gioco. Si tratta di un procedimento abituale al quale essi ricorrono ogni qual
volta si trovano in imbarazzo.
Oggi gli imperialisti americani, nel segno della «pace», cercano di migliorare le loro
relazioni con le grandi potenze e di allentare temporaneamente la tensione nei loro
confronti per guadagnare così il tempo necessario a riprendere vigore; al tempo stesso, essi
continuano a intensificare le loro manovre aggressive nei confronti dei piccoli paesi e la
ingerenza nei loro affari interni. Recentemente, essi hanno spinto gli espansionisti
israeliani a scatenare una guerra di aggressione contro i popoli egiziano e siriano. Hanno
organizzato nel Cile un colpo di stato militare fascista che ha rovesciato il legittimo
governo di Unità popolare. Gli imperialisti americani sono anche responsabili degli atti di
aggressione e di ingerenza compiuti in Corea, in Cambogia, nel Vietnam. nel Laos, come
anche in una serie di paesi africani e in molti altri paesi.
Come dimostra la realtà dei fatti, i popoli desiderano la pace, ma gli imperialisti si
dedicano tuttora all'aggressione, alla guerra e all'ingerenza negli affari altrui.
Per questo noi riteniamo che più gli imperialisti inalberano l'insegna della «pace», più è
necessario raddoppiare la vigilanza e rafforzare la lotta antimperialista.
Grazie al fatto che gli imperialisti ostentano l'insegna della «pace», vi sono delle persone
che, facendosi delle illusioni, cercano di eludere la lotta contro di loro, ed altre persone che
vorrebbero garantirsi la sicurezza attraverso un compromesso senza principi con gli
imperialisti. Si tratta di individui che, stanchi della lotta rivoluzionaria, si ripromettono di
rinunciare alla rivoluzione, oppure di vili che hanno paura della rivoluzione. Peraltro, la
esistenza di questi individui non indebolisce la lotta antimperialista nel suo complesso.
È evidente che l'esistenza dell'imperialismo provocherà lo sfruttamento e l'oppressione,
l'aggressione e l'ingerenza imperialista; al tempo stesso, non c'è bisogno di sottolineare che
la persistenza dello sfruttamento e dell'oppressione, dell'aggressione e dell'ingerenza
imperialista solleciterà la lotta rivoluzionaria dei popoli. È soltanto grazie alla loro lotta che
i popoli possono liberarsi dallo sfruttamento e dall'oppressione dell'imperialismo e
conquistare l'indipendenza e la pace.
Un gran numero di popoli della terra patiscono ancora l'oppressione e lo sfruttamento da
parte dell'imperialismo; ed è per questa ragione che il numero di coloro che si oppongono
all'imperialismo e vogliono fare la rivoluzione è destinato ad aumentare. Attualmente i
popoli di molti paesi, sottoposti all'aggressione e all'ingerenza imperialista, insistono nella
necessità di continuare la battaglia e si impegnano validamente nella lotta antimperialista,
senza lasciarsi intimidire dalle difficoltà e dalle prove di ogni genere.
La lotta antimperialista dei popoli si rafforzerà sempre più a dispetto di tutti i soprusi degli
imperialisti i quali, all'insegna della «pace», cercano di paralizzare la coscienza
rivoluzionaria dei popoli e di soffocare la loro lotta. Grazie alla lotta tenace contro
l'imperialismo, i popoli saranno in grado di conquistare la loro liberazione sociale e la loro
indipendenza nazionale e di assicurare al mondo la pace e la sicurezza.
Quanto al ruolo svolto dal movimento comunista ed operaio internazionale nella lotta
antimperialista, esso rappresenta oggi la più possente delle forze rivoluzionarie che si
oppongono all'insieme delle forze reazionarie, con gli imperialisti in prima fila; esso è
inoltre una forza decisiva nel fronteggiare la politica di aggressione e di guerra
dell'imperialismo e nel garantire la pace e la sicurezza nel mondo. L’odierna evoluzione
della situazione complessiva internazionale in favore della pace e della democrazia,
dell'indipendenza nazionale e del socialismo, è dovuta al rafforzamento del movimento
comunista ed operaio internazionale.
Se nel futuro il movimento comunista ed operaio internazionale sarà in grado di progredire
nell'unità delle sue forze, non vi è dubbio che esso svolgerà un ruolo ancora più importante
di quello odierno nella lotta contro l'imperialismo e per la pace. Noi auspichiamo
sinceramente l’azione unanime di tutte le forze rivoluzionarie, in una stretta unità, nella
loro lotta contro l'imperialismo e particolarmente contro l'imperialismo americano. Il
nostro partito condurrà nel futuro, così come ha fatto nel passato, una ferma lotta per
l'unità del movimento comunista internazionale e per la coesione di tutte le forze
rivoluzionarie antimperialiste.
Domanda: Malgrado le distruzioni provocate dalla guerra, la Repubblica popolare
democratica di Corea ha realizzato negli ultimi 20 anni un rimarchevole progresso
economico e sociale. Quali sono i traguardi e le prospettive di questo sviluppo per i
prossimi anni?
Risposta: Come voi avete sottolineato, la guerra triennale imposta dall'imperialismo
americano aveva terribilmente devastato l’economia del nostro paese. Nel dopoguerra,
abbiamo iniziato la ricostruzione dell'economia praticamente dal nulla, sopra un cumulo di
ceneri. Sotto la giusta direzione del Partito del Lavoro di Corea, il nostro popolo, con la sua
lotta eroica, non solo ha riparato rapidamente i guasti provocati dalla guerra, ma ha
proceduto in un lasso di tempo assai breve, alla trasformazione del nostro paese - che era
un paese agricolo coloniale ed arretrato - in un forte Stato socialista, dotato di una
industria indipendente e moderna e di una agricoltura avanzata, di una scienza e di una
cultura che fioriscono e si sviluppano brillantemente. L'odierno aspetto del nostro paese è
cambiato in maniera irriconoscibile, al punto che non può essere paragonato con quello di
venti anni fa. Il nostro popolo ne è infinitamente fiero ed orgoglioso.
Tuttavia queste realizzazioni rappresentano soltanto l'inizio: nel futuro dobbiamo fare
molto di più di quanto abbiamo già realizzato nel recente passato.
Circa la vostra domanda relativa ai nostri obiettivi di lotta e alle nostre prospettive di
sviluppo, penso che per rispondervi sarà sufficiente indicare gli obiettivi principali del
piano sessennale approvato dal V° Congresso del nostro partito e lo stato della loro
esecuzione al momento attuale.
Il fulcro del piano sessennale è rappresentato dai tre obiettivi della rivoluzione tecnica.
Formulati dal nostro partito, essi mirano grazie ad un processo di innovazione tecnologica
che deve essere attuato su vasta scala nell'industria, nell'agricoltura e in tutti gli altri
settori della economia nazionale - a ridurre considerevolmente le differenze tra il lavoro
pesante e il lavoro leggero, fra il lavoro agricolo, e il lavoro industriale, e a liberare le donne
dei lavori domestici pesanti.
Abbiamo già realizzato dei grandi successi nell'adempimento dei tre compiti della
rivoluzione tecnologica, aprendo così concrete prospettive per la loro positiva
realizzazione. La produzione di macchine utensili, anello centrale della catena che porterà
alla realizzazione della rivoluzione tecnologica, ha registrato dei progressi rimarchevoli;
sono state al tempo stesso gettate le basi dell'industria elettronica e della industria
dell'automazione, rendendo così possibile il passaggio alla semiautomazione e alla
automazione in tutti i settori della economia nazionale. Grazie alla lotta vigorosa portata
avanti nel settore industriale per ridurre le differenze fra il lavoro pesante e il lavoro
leggero, sono state realizzate in larga misura la meccanizzazione complessiva delle miniere
di carbon fossile e di altre miniere, nonché l'automazione nelle imprese metallurgiche e
chimiche. In particolare nel campo delle lavorazioni ad alte temperature o in ambiente
nocivo si sviluppa una lotta energica per passare gradualmente al comando a distanza.
Al tempo stesso, si sviluppa validamente la rivoluzione tecnologica intesa a ridurre le
differenze fra il lavoro agricolo e il lavoro industriale, al fine di avvicinare questi due
metodi di lavoro.
Quest'anno celebreremo il decimo anniversario della pubblicazione delle «Tesi sulla
questione agricolo socialista nel nostro paese ». In occasione di questo anniversario, noi ci
battiamo per adempiere i compiti principali della rivoluzione tecnologica nell'agricoltura,
indicati nelle Tesi predette.
Nel nostro paese è stata realizzata ormai da lungo tempo l’irrigazione delle campagne ed
anche la elettrificazione rurale è stata brillantemente portata a termine. Attualmente, si
sviluppa una lotta vigorosa per portare a termine la meccanizzazione e la chimicizzazione
dell'agricoltura. In base ai compiti definiti dalle Tesi, noi contiamo di aver introdotto nelle
campagne, entro il luglio di quest'anno, da 70 mila a 80 mila trattori (calcolati in unità di
15 CV). Per quanto riguarda i fertilizzanti chimici, le Tesi ponevano l'obiettivo di oltre una
tonnellata (in peso lordo) per ogni djeungbo (1 djeungbo uguale circa 1 ettaro, n.d.r.), e
questo obiettivo sarà raggiunto entro il primo semestre dell'anno in corso.
Anche la produzione di cereali offre buone prospettive. Come avrete voi stessi constatato
nel corso della vostra visita nelle nostre campagne, il raccolto dell'anno scorso è stato
abbondante. Quest'anno, noi ci siamo posti l'obiettivo di ottenere da 6,5 a 7 milioni di
tonnellate di cereali, consolidando i successi ottenuti l'anno scorso in questo settore. Se
realizzeremo questo obiettivo, vorrà dire che avremo raggiunto il «traguardo» previsto per
i cereali nel piano sessennale.
Anche l'obiettivo, previsto dalla rivoluzione tecnologica, della liberazione delle donne dai
lavori domestici più gravosi si realizza con successo. Attualmente, il nostro paese dedica
grandi sforzi allo sviluppo dell'industria alimentare e all'industria degli oggetti utensili per
creare le condizioni che consentano alle donne di accudire in minor tempo e con minore
fatica alle loro occupazioni di cucina e domestiche. E poiché, al tempo stesso, la
introduzione dell'acqua corrente nelle abitazioni rurali procede di buon passo, le donne
saranno presto liberate dall'onere di dover portare le brocche sul loro capo.
Il livello di vita del nostro popolo migliorerà sensibilmente nel prossimo futuro. Oggi, il
nostro popolo non conosce più affanni o inquietudini per i problemi legati
all'alimentazione, all'abbigliamento o alla casa. Tuttavia, il livello generale di vita del
nostro popolo non è ancora soddisfacente, per il persistere di disparità fra il tenore di vita
degli operai e dei contadini e fra le condizioni degli abitanti delle città e delle campagne.
Da un lato, noi lottiamo per elevare sensibilmente il tenore di vita generale del popolo,
mentre dall'altro lato ci sforziamo di migliorare in maniera equa le condizioni di vita della
popolazione. Se dopo la realizzazione del piano sessennale continueremo per qualche anno
a portare avanti la nostra lotta, la vita del nostro popolo migliorerà in modo così marcato
da non essere per nulla inferiore a quella degli altri popoli.
Anche l'opera di educazione nazionale e di formazione dei quadri nazionali è destinata a
registrare nei prossimi anni progressi significativi. L'insegnamento di dieci anni,
obbligatorio per tutti fino al liceo, entrato in vigore dal 1972, sarà realizzato su scala
generale durante il piano sessennale, e ciò permetterà a tutti i ragazzi di ricevere
gratuitamente, a carico dello Stato, l'istruzione generale prima di arrivare all'età lavorativa.
D'altra parte, il rapido sviluppo dello insegnamento superiore porterà in un prossimo
avvenire il numero dei nostri tecnici e specialisti al di sopra del milione.
In breve, le prospettive di sviluppo del nostro paese sono più che brillanti e la lotta del
nostro popolo è realmente meritoria.
Oggi come oggi, la nostra classe operaia ed i nostri contadini-cooperatori, nutriti della
speranza di un avvenire radioso, sviluppano una lotta vigorosa per realizzare
anticipatamente il piano sessennale.
Tenuto conto dello slancio dei nostri lavoratori, siamo fermamente convinti che il piano
sessennale sarà positivamente adempiuto prima della sua scadenza. Una volta realizzato
tale piano, il nostro paese avrà cambiato il suo volto sotto tutti i punti di vista e il nostro
popolo avrà raggiunto una più alta tappa del socialismo.
Desidero in modo particolare approfittare di questa occasione per indirizzare i miei saluti
calorosi ai comunisti e alla classe operaia dell'Italia, che appoggiano attivamente il nostro
popolo nella sua lotta per la costruzione del socialismo e la riunificazione indipendente e
pacifica della patria, e per augurare al Partito comunista italiano i migliori e più fruttuosi
successi nella sua lotta contro l'imperialismo, per la pace, la democrazia e il socialismo.
Questo testo è tratto da: Kim Il Sung, Sulla strategia antimperialista, Associazione italiana per i
rapporti culturali con la Repubblica Popolare Democratica di Corea, Roma, 1977.
«Lo sciopero si svolse fra il 3 e il 7 novembre a Berlino nei servizi pubblici. Si tratta di uno sciopero selvaggio indetto congiuntamente dall’opposizione sindacale comunista rossa RGO (Rote Gewerkschaft Opposition) e dall’organizzazione di cellule di fabbrica naziste NSBO (Nationalsozialische Betriebszellen-Organisation) contro la volontà della direzione sindacale».
Nolte, Nazionalsocialismo e Bolscevismo